28/12/2011

La peggiore argomentazione a favore del vegetarianesimo

Tra tutte le argomentazioni a favore di un maggiore consumo di vegetali, o se volete a discapito del consumo di carne, cioè tutte quelle ragioni che cercano di dirottare, logicamente, i consumi umani lontano dall'abuso di prodotti animali; dicevo, tra tutte le argomentazioni la più sciocca, e quindi la meno difendibile a favore del vegetarianesimo, è la frase: "Se uno dovesse uccidere il maiale o la mucca per mangiare, beh, allora saremmo quasi tutti vegetariani".

  Intanto voglio precisare che in Macrobiotica o in qualsiasi regime alimentare appena un po' avveduto, si sconsiglia l'abuso di prodotti animali. Non se ne detta un divieto, perchè alla Macrobiotica, che fa della libertà un proprio vanto, l'uso del divieto non le è proprio. Sarebbe una contraddizione in termini, un ossimoro. Nel pensiero Macrobiotico la libertà, che si ottiene tramite la conoscenza, diretta o indiretta, consapevole o inconsapevole, della capacità di consumare alimenti, non sa che farsene del divieto al consumo di carne. Se ne consiglia la moderazione, per molte ragioni (perchè ci vuole un terreno forte, necessità ambientali specifiche, resistenze biologiche per giustificare il suo consumo, così come per consumare qualsiasi altro cibo, beninteso) che raramente si sposano con la vita sedentaria, tranquilla, protetta, della civiltà moderna. Ma questo sarebbe un inciso troppo lungo.

  Voglio ritornare all'argomentazione di cui sopra, perchè credo che sia importante argomentare a favore del maggior consumo di vegetali rispetto al consumo di animali, ma mi dispiaccio quando le argomentazioni a favore di questa tesi siano così facilmente e così semplicemente smontabili. Capite bene perchè: se in una argomentazione un punto di forza viene facilmente attaccato e distrutto dal ragionamento avverso, è possibile che tutto il discorso, tutta l'argomentazione cada. Come si fa a far cadere l'affermazione di cui sopra?

  E' facile: basta spiegare all'interlocutore che sì, forse, attualmente, siamo meno avvezzi a usare un coltello per sgozzare un maiale, una capra, una mucca ma la nostra storia dimostra che siamo molto abili nel farlo, quando la necessità lo impone. Noi siamo nati anche uccidendo animali. Ci siamo sviluppati, come specie e come gruppo, anche uccidendo animali. E sono convinto che la necessità e la fame porterebbero quasi tutti noi a mettere da parte gli scrupoli morali ed etici della società moderna per prendere una bella gallina e tirarle il collo. Non dimentichiamo che la fame ha convinto alcuni esseri umani a mangiare altri esseri umani, ha convinto alcuni uomini a uccidere ben più che semplici animali. Quindi, sono convinto che in caso di necessità tutto il nostro retaggio civile si dissolvere quasi istantaneamente. Per fame si sono mangiati anche i propri animali domestici: gatti e cani. Ancora oggi si mangiano conigli e galline, in qualsiasi campagna del ricco occidente.

  Quindi no, l'affermazione che se dovessimo uccidere per mangiare mangeremmo meno carne, è sciocca, e questa è una congettura possibile solo perchè il benessere ci ha "dispensato" da questa pratica. Ma, qualora il benessere dovesse ridursi, magicamente ricomparirebbe un'arma da taglio nelle nostre mani, per sventrare più gole possibili, e poter sopravvivere. La necessità di sopravvivere è la molla più forte che esista.

  Mangiare carne comporta molti problemi: sentimentali, sociali, salutistici, economici, etici; ma nessuno di essi dipende dalla nostra capacità di uccidere. La vita si nutre di morte, che ci piaccia o no.

Commenti

Hai proprio ragione, le prime motivazioni che si adducono devono essere preferibilmente il più generale e ampio possibile. Se dipendono da fattori contingenti, non hanno un gran valore... e hanno le gambe corte!

Secondo me è proprio per motivi così "fragili" e contingenti, e per le scarse competenze di tante persone che hanno parlato, scritto, fatto e insegnato in passato, che la macrobiotica è stata persa per strada.

Ci vorrebbe un abito nuovo, un nuovo modo di insegnarla, nuovi contenuti di peso e tantissimi risultati concreti in poco tempo, esattamente come aveva fatto Ohsawa al suo tempo. Cosa ne pensi?

Grazie per gli articoli, ciao!

Scritto da: Luca | 28/12/2011

tu istighi...
Il problema è sia nella confezione, sia nel contenuto. Le persone, bombardate da troppe informazioni, e incapaci di distinguere le opinioni dai fatti, sono vittime di se stesse.
Proporre nuovamente una terapia basata sull'alimentazione vuole dire impattare contro un sistema che non tollera le scelte individuali e le prese di posizione. Tu sei sicuro di voler combattere una battaglia di questo tipo?

Scritto da: Filippo | 29/12/2011

Dipende a chi ti rivolgi. Oggi ci sono mezzi per fare in modo che a chi non è capace di sopportare la verità si possa dare solo quello che è in grado di sopportare; e con chi vuole andare più a fondo, si possa andare fino in fondo.
Si possono strutturare le informazioni a livelli e permettere alle permettere alle persone di accedere solo a certi livelli e non ad altri.
E poi io non parlo solo delle terapie, c'è tanto altro che tu sai fare bene e che molte persone vorrebbero imparare. Parlo sia di cose operative, sia di una visione diversa delle cose.
Alla confezione penseremo soprattutto io e la mia metà, per partire; al contenuto tu. Semplice no?

Se sono sicuro di combattere una battaglia di questo tipo?
Certamente si, se ci sei anche tu. Io non ho i tuoi mezzi, la tua conoscenza e la tua pratica; però sono in grado di fare da tramite.
C'è sempre stato un problema di comunicazione (ora comincio ad istigarti sul serio, l'hai voluta tu!), tu ne sai troppe e hai il difetto dei Terra che vedono solo quello che hanno raggiunto e si dimenticano la strada che hanno fatto per arrivarci. A causa dell'innato senso di Giustizia, si identificano nel valore della tappa raggiunta e tendono a dimenticare che nel percorso ci sono state tante altre tappe, tanti valori intermedi, tante giustizie parziali che sono state indispensabili per arrivarci.
Alle persone serve anche il resto, e anzi è proprio quello che permette di assimilare bene le tappe finali del percorso, col tempo e la pratica assidua.
Tutto questo è possibile farlo tecnicamente; ed è possibile farlo stando fuori dal sistema, proprio grazie a strumenti che il sistema usa per controllare le persone. Perchè non provarci?
C'è SOLO da riorganizzare tutto ciò che hai imparato in vita tua in modo da renderlo fruibile, operativo, "semplice", completo per chiunque voglia arrivare a sapere e a fare quello che sai fare tu. E da "vincere la battaglia prima che inizi", no? Non si fa così?
Perchè scontrarsi direttamente e perdere quando si può evitare lo scontro e vincere?

Noi due ci siamo e ci stiamo preparando accuratamente, investendoci soldi, tempo e tutto il resto che possiamo metterci noi; tu ci sei?

Scritto da: Luca | 29/12/2011

Vorrei dirti di sì, ma l'idea di riprendere, di tornare in mezzo all'arena ed essere poi sbranato, maltrattato, ingiuriato, di togliere tempo alla mia famiglia per darlo a chi non sa che farsene, mi avvilisce.
Con il cuore, il corpo e la mente sono già nella mia piccola casa in North Carolina, nella mia vita semplice impegnato a far crescere, al meglio che posso, mia figlia. L'umanità offesa e spaventata non sa che farsene della verità, al massimo anela a una cura, un palliativo, una medicina. Per chi, come il sottoscritto, vuole tutto oppure nulla, non c'è davvero niente di interessante là fuori.
Ho provato, e tu lo sai bene, ma la gente ha creduto che fossi Dio, infallibile e perfetto, e di fronte ai miei errori e alle mie cadute ha buttato ai pesci tutto ciò che di buono avevo fatto. Le persone più vicine a me si sono ben guardate dal pesare buono e cattivo e mi hanno lasciato andare verso il fondo, a curarmi da solo le ferite. Non vedo perchè, una volta faticosamente riemerso dal fango io debba rimettere di nuovo tutto in discussione per aiutare la stessa umanità che mi ha voluto tanto male.
Conto gli amici sulla punta delle dita, e queste non compongono neanche una mano, se capisci cosa voglio dire. Sai bene le difficoltà che ho, e vorrei provare prima di tutto a risolvere queste piuttosto che salvare dalla malattia ingrati e arroganti.
Le mie difficoltà sono certo più semplici, più gestibili (al massimo ho problemi di soldi e/o di tempo, mentre dall'altra parte spesso trovo difficoltà a rimanere in vita o in una accettabile forma di salute), ma almeno sono mie, e posso provare a porci rimedio.
Quanto dolore pensi io riesca a sopportare, ancora? E quanto dolore pensi di riuscire a sopportare tu?
La "gente" non vuole conoscenza, o informazioni, vuole un Gesù Cristo che li salvi dalle proprie paure e che si tolga dai c.....i una volta fatto il lavoro. Io non sono l'uomo adatto per questo compito.
Prova a rileggerti le "opinioni" che hanno postato nel mio articolo sulla donazione di sangue: sei sicuro di voler salvare dalla malattia e dalla morte quella "gente" lì?
Pensi che io sia contento di aver salvato la vita a tutte le persone che sono venute al centro? Che io sia contento di aver aperto loro la porta, di averli fatti entrare in casa mia, di aver dedicato loro il mio tempo?

Scritto da: Filippo | 28/02/2012

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