29/04/2010
Mangiare animali
Molte tradizioni religiose si prendono la briga di proibire, o limitare, l’uso di alimenti di origine animale: i mussulmani escludono quella di maiale, e macellano in modo particolare gli altri animali per potersene nutrire. I Cattolici si astengono dalla carne durante i venerdì di quaresima, e gli Indù seguono una dieta prevalentemente, anche se non esclusivamente, vegetariana.
I maestri antichi concentravano in una sola figura il ruolo di medico, scienziato, capopopolo, prete, educatore, condottiero, e questo li portava a considerare gli altri come studenti e figli, soldati e fedeli, pazienti e discepoli, e tutti loro dovevano essere condotti, nella traversata dalla culla alla tomba, al meglio che si potesse (poco importa per il nostro discorso che questa traversata alle volte sia stata corsa come fosse una gara olimpica, i “maestri” a predicare una bella morte come unica garanzia per una vita futura migliore). Generalmente, le loro indicazioni in termini alimentari riflettevano le necessità fisiologiche e biologiche del luogo e del tempo in cui vivevano.
Oggi come oggi molte prescrizioni risultano anacronistiche, e hanno senza dubbio perso la loro validità nonostante possano essere ancora seguite fedelmente. Il consumo di carne, per esempio, andrebbe affrontato in una ottica ampia e disincantata. Permettete che ci provi, almeno in parte.
La disponibilità di prodotti animali, grazie all’allevamento intensivo e alla riduzione in schiavitù economica della maggior parte del pianeta, ha reso la carne disponibile con grande facilità per coloro che sono dalla parte giusta del guinzaglio mondiale (i paesi ricchi, altrimenti detti “noi”). Questa abbondanza ha diverse ripercussioni non solo sullo stato generale del pianeta, ma sulla condizione biologica degli uomini che di tale abbondanza abusano.
Gli animali, a differenza dell’uomo, agiscono istintivamente. Il loro giudizio è meccanico, sensoriale, e hanno l’assoluta necessità di reagire agli stimoli e alle aggressioni rapidamente. L’uomo riflette, giudica e gode di maggior tempo di reazione. La società civile ha infatti creato molte protezioni per le necessità dell’individuo, che può impiegare tempo a studiare, praticare sport, divertirsi. È in virtù di questo che siamo noi a sfruttare loro e non viceversa.
I bambini cresciuti con una grande quantità di prodotti animali diventano insaziabili come coccodrilli, tendono ad avere le mascelle forti e la testa piccola, cioè il loro cervello viene sviluppato in misura minore rispetto alla loro ingordigia e alla loro fame. Per questo sono sempre alla ricerca del denaro, del potere e degli onori, per tutta la vita. D’altra parte, una società altamente competitiva predilige coloro che dimostrano arroganza e desideri irrefrenabili, perché in tal modo essi sono più facilmente controllabili, e coercibili (bastone e carota, lo strumento educativo più efficace da sempre).
I dominatori divengono dominati, con buona pace dell’egalitarismo cui l’uomo civile aspira da sempre. Consumare animali vuol dire condividerne la sorte, prima o poi. Certo si potrebbe obiettare che anche i vegetali sono materia vivente, e che essi stessi sono ridotti in schiavitù e cresciuti “in batteria”. Un orto altro non è che un campo di concentramento per verdure. Ma non possiamo ignorare che la vita si nutre di vita, e così siamo pur costretti a mangiare qualcosa. In questa scelta, la nostra predilezione dovrebbe andare verso cose aliene a noi, il più possibile lontane dall’essere umano nella lunga teoria dell’evoluzione. Siamo meno apparentati con un gambo di sedano che con un coniglio.
Rinunciare alla carne vuol dire diventare meno forti fisicamente, meno aggressivi caratterialmente, meno competitivi, ma altresì ci da qualche possibilità in più per pensare, giudicare con onestà, essere felici. Almeno per quella porzione di felicità che è frutto di una biologia pacifica.
10:24
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17/04/2010
Piramide alimentare
Le piramidi alimentari
Nel caso non abbiate osservato recentemente una di queste tabelle, ve la presento, così sappiamo di cosa stiamo parlando:
Alla base sono presenti i cereali, alla cima grassi oli e dolci. Questo disegno rappresenta chiaramente come la parte più consistente della nostra alimentazione dovrebbe essere costituita dagli alimenti più poveri e semplici. Essendo uno schema pensato per gli americani, sono scritte a parte anche il numero di porzioni e la percentuale di tali consumi. Noi, che siamo italiani, ci reputiamo così intelligenti da capire perfettamente che la base rappresenta più massa (più quantità) la cima meno massa (meno quantità).
Potete notare come verdura e frutta siano equiparate al secondo gradino, anche se si precisa che si dovrebbe consumare un po’ più della prima che non della seconda. Al terzo gradino i prodotti animali diretti (la carne) e indiretti (il latte) sono, coraggiosamente, messi insieme. Perdipiù apparentati ai legumi.
La prima sciocchezza evidente di questa classificazione è che troviamo miscelati cibi e ingredienti. I grassi, infatti, non vengono consumati così ma sono ingredienti di altri cibi. Così gli oli (non si è mai visto un uomo al bar chiedere insistentemente un bicchiere di extravergine spremuto a freddo al sapore fruttato). Lo zucchero (che possiamo accomunare ai dolci, nella punta della piramide) è spesso presente negli impasti di pane e pizza (di cui dovremmo nutrirci in abbondanza, vista la sua presenza alla base del disegno). Inoltre, non viene specificata la preparazione di questi cibi: le verdure cotte e crude sono uguali? Il latte intero e quello scremato? Mangiare un uovo è come mangiare un pollo, visto che con il tempo la natura aveva progettato di trasformare il primo nel secondo?
La seconda sciocchezza è che non si sa esattamente a cosa corrisponda una porzione. Sappiamo che per gli americani una porzione di cibo è pari a quanto il piatto può contenere; per i francesi una porzione si concretizza nella presenza di tutti i colori in un disegno riconoscibile, tra un Picasso e un Monet; per gli italiani una porzione è quello che riesce a mangiare quello che mangia di più; per un ugandese quelle che si riesce a mettere insieme in una giornata buona.
Terza sciocchezza la presunzione di ritenerci tutti uguali, come se il giovane dovesse consumare come il vecchio, la donna come l’uomo, il sano come il malato, l’operaio come l’impiegato, il minatore come il tecnico di laboratorio.
Conviene buttare via tutte queste banalità e cominciare a fare discorsi più interessanti: di cosa ci nutriamo? Qual è la prima e fondamentale forma alimentare? La risposta è semplice, perché i tre ingredienti di base sono talmente presenti in natura da passare quasi inosservati. Infatti, la vita si sviluppa solo ed esclusivamente in presenza di Sole, di acqua e di aria.
Questi costituiscono la base alimentare, il gradino più basso della piramide. Direttamente e indirettamente ci nutriamo sempre di questi elementi, precisando però che di Sole possiamo fare a meno per lunghi periodi (non parlo del caldo che esso fornisce, o della luce, ma della sua semplice forza energetica) come avviene nei circoli polari dove l’astro scompare per mesi. Dell’acqua possiamo fare a meno per diversi giorni, dell’aria una manciata di minuti.
Questi consumi puri non sono però sufficienti a nutrirci perché il nostro organismo è molto specializzato e raffinato. Vi sono esseri viventi che si accontentano di questi tre ingredienti e li sintetizzano, strutturandosi: le piante e gli organismi vegetali. Mangiando vegetali mangiamo sempre Sole, aria e acqua, naturalmente, solo in una forma più sofisticata. Questa trasformazione avviene a tutti i livelli successivi.
Per fare corta una lunga storia, vi presento d’un fiato gli scalini della nostra costruzione. Il secondo gradino della piramide è costituito da tutti i prodotti vegetali, cereali compresi. Al terzo gradino, gli erbivori che si nutrono di vegetali. Al quarto i carnivori che si nutrono di erbivori. Al quinto i carnivori che si nutrono di carnivori. Ogni passaggio concentra sempre più gli ingredienti di base.
Faccio un’altra aggiunta. Molti vegetali e animali producono prodotti di sintesi, cioè creano per loro conto e uso prodotti raffinati, come il miele fatto dalle api, il latte prodotto dai mammiferi, la frutta generata dagli alberi, i prodotti chimici creati dall’uomo. In questi casi, tali artifici vanno posizionati nel gradino superiore a quello dei “creatori” (le api si nutrono di fiori, quindi sono collocati al terzo gradino, il miele al quarto; i vegetali si trovano al secondo gradino, la frutta al terzo).
È facile intuire come la punta più aguzza della piramide è costituita dai prodotti di sintesi dell’uomo, un sesto gradino impervio e limitato che ci obbliga ad un loro consumo modestissimo.
E la questione delle quantità? Tenendo presente che bisogna consumare tutte queste cose rispettando le proporzioni, cioè nutrendosi rispettando i gradi di concentrazioni successive degli alimenti, pensate a quanti cereali vanno consumati per potersi permettere un cucchiaino di zucchero, o una pastiglia contro l’emicrania. Eccovi lo schema finale:
Buon appetito!
19:15
Scritto da : filippodipaola
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22/03/2010
Le tappe della malattia
La malattia cresce come una piccola pianticella nel giardino, buttando fuori un tenero germoglio che passa inosservato ai più, che rimane esposto alle intemperie, vittima di passi incuranti e piccoli animali.
Dentro di noi, sparuti segnali sono febbri insolite, colpi di tosse senza motivazioni, lievi malesseri, sbalzi di pressione, giramenti di testa, senso di fastidio, pigrizia. Ovunque sia presente un affaticamento: reni che si rifiutano di fare il proprio lavoro, intestino pigro, incapacità di decidere, scarso desiderio di crescita personale.
Se, come avviene di solito, questi segnali vengono trascurati, la malattia attecchisce fortemente sul nostro corpo biologico, come un fungo sulla corteccia di un albero, e tale situazione assomiglia a un’ancora che scavando il terreno trova un punto ove fissarsi. Il meccanismo è violento, di conseguenza doloroso. Il male alle ossa, il dolore ai denti, le nevralgie costituiscono il segnalimite di questa nuova fase. Abbiamo però inventato sistemi che tengono sotto controllo tale dolore, o addirittura lo eliminano. I medicinali anti-nevralgici hanno proprio la funzione di scollegare il sistema doloroso di segnalazione dell’attacco. Tagliare i fili nervosi è come non rispondere al telefono per evitare di ricevere brutte notizie.
In questo modo la malattia, forte di uno stabile insediamento nel nostro corpo, a prescindere dal luogo in cui trova dimora, ha la possibilità di inoltrarsi in tutto il sistema. Come un colonizzatore che istituisce un campo base in territorio inesplorato ma vicino ai confini noti, consapevole che da questo punto, se mantenuto saldo e forte, potrà spingersi alla ventura e alla conquista. Così la malattia utilizza il canale più comodo e capillare che abbiamo per trasferirsi alla ricerca di un punto debole in cui scatenarsi. Il circuito venoso, il flusso sanguigno, è il metodo di trasporto ottimale. Ecco perché l’esame del sangue diviene importante: esso stabilisce se la conquista del nostro corpo è iniziata.
La medicina ufficiale ha inventato un ottimo sistema per “migliorare” tali esami, ricordando Polifemo che si accontenta di tastare il dorso delle pecore per accertarsi che i suoi prigionieri non potessero scappare, incapace di scoprire i “nostri” aggrappati al ventre degli animali: bevendo.
Diluendo il sangue, le truppe nemiche passano alla spicciolata, senza oltrepassare i limiti di guardia e impedendo l’avvio dei meccanismi di allarme. In questo modo, le tossine influenzano chi è più ghiotto di ossigeno (il principale passeggere del treno chiamato sangue), cioè il cervello. Schizofrenia e disturbi psicologici di ogni genere e natura sono la successiva tappa. I grandi sbalzi euforici e depressivi sono quindi una diretta conseguenza della composizione sanguigna, e lo si può facilmente constatare dopo una bevuta di alcolici. L’alcool infatti passa direttamente nel sangue, influenzando rapidamente le risposte emotive.
Se il sangue nutre principalmente il cervello per quel che riguarda l’ossigeno, non dobbiamo dimenticare che esso trasporta anche altre sostanze che sono la principale fonte nutritiva di tutti i nostri organi: Cuore fegato, reni ecc. ecc. vivono grazie al continuo apporto di materiali veicolati dal sangue. Se vengono apportati, oltre alle sostanze nutritive, veleni e tossine, gli organi cominceranno a degradare.
Di solito, a questo punto l’individuo si accorge di essere “Malato”. Come però si può facilmente intuire, la malattia arrivata a questo punto corrisponde a un esercito invasore che ha sconfitto ormai tutte le linee difensive e si presenta baldanzoso alle porte della Capitale. Se i governanti si accorgessero solo a questo punto dell’arrivo del nemico, ben meriterebbero di essere puniti!
Così di solito avviene, e l’individuo che arriva a questo stadio non fa altro , il più delle volte, che accettare l’assedio e vivere di espedienti prolungando l’agonia il più possibile. Non riesce più a scacciare il nemico, ma grazie a medicinali, operazioni, chemioterapie, riesce a “convivere” con l’aggressore. Alla fine, tanto, dobbiamo morire, e consegnare la città all’avversario che viene considerato troppo forte, invincibile. Il destino guida la sua mano, la sua armata. Noi possiamo solo rallentare la sua vittoria finale.
Una volta entrato in città, il nostro aggressore cerca i comandanti, coloro che tengono le fila del nostro sistema biologico. Nel nostro caso, in quanto esseri umani, sistema nervoso ed endocrino. Ormai la “città” è ridotta a una sequenza di ruderi: tremolii, perdita di sensibilità, gonfiori inarrestabili. Alcuni strumenti artificiali garantiscono la sopravvivenza minima, come il pacemaker, le dialisi, mentre ostinatamente chi comanda non annuncia la resa. Cedendo il sistema nervoso o endocrino, nulla può più cambiare il corso della storia.
09:24
Scritto da : filippodipaola
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11/03/2010
Dolore e partecipazione
La lussuosa nave da crociera che getta l’ancora nella devastata Haiti del dopo terremoto ha fatto inorridire molti, così come fece tempo fa la fotografia del morto sulla spiaggia attorniato da signore impegnate a cospargesi il corpo di crema solare, o l’omicidio avvenuto a Napoli e ripreso da una telecamera, video che mostrava chiaramente il disinteresse che circondava il delitto: madri di famiglia impegnate a scavalcare il corpo esanime e uomini rigidamente girati dall’altra parte.
Questo distacco alle vicende che non ci riguardano direttamente appare disumano e fuori luogo, e amiamo pensare che si verifichi solo per eventi eccezionali. Eventi, cioè, che esulano dal nostro quotidiano e riflettano l’incapacità dell’essere umano di affrontare il dolore direttamente, inaspettatamente. Eppure vi sono quotidianità che fanno del distacco una chiave di vita. Basti pensare alle prostitute, che possono accettare decine di rapporti in una sola notte solo grazie alla totale separazione tra ciò che vive dentro la loro mente e l’attività del corpo. L’altro, il cliente, è una figura dietro una cortina; l’attività più intima diviene lavoro spersonalizzante come la catena di montaggio, la routine d’ufficio. Un medico, assistendo decine e decine di malati, ha la necessità di separarsi dal dolore e dal pathos che il dolore del prossimo inevitabilmente reca con sé, altrimenti addio serenità, scompare la vita privata. L’esistere diventa una passeggiata nella valle del dolore di biblica reminiscenza.
Il distacco, lungi dall’essere pratica aberrante, è valvola di sfogo indispensabile per non perdere i contorni di se stessi. Senza questa qualità non si potrebbe vivere. Un Buddha infatti altro non è che una persona in grado di patire con l’altro, di sopportare altra sofferenza oltre la propria. E questa figura è giustamente celebrata, tanto è eccezionale. Un illuminato, un saggio, fa del dolore altrui un ponte con cui relazionarsi e addirittura comprendere che l’altro è sé. Siamo tutti fratelli e sorelle, diceva Gesù; siamo semi dello stesso albero, parti dello stesso mondo, lettere dello stesso alfabeto.
Fare una donazione per Haiti, spedire soldi a Telethon, riempire un modulo per l’Unicef, parteggiare per Greenpeace è solo il modo più civile di esprimere un distacco, come se pagando fossimo “autorizzati” a disinteressarcene. Un riscatto economico per poter andare al ristorante, schiacciare il pedale dell’acceleratore del nostro SUV, vestire capi firmati. Questa non è partecipazione.
La partecipazione non può prescindere dall’impegno giornaliero di accettare noi stessi e comprendere che gli altri, questi fantomatici altri, sono uguali a noi. Anzi, sono noi. Siamo un consorzio che deve vivere di muta collaborazione per andare avanti, per sbocciare. Partecipare vuol dire fare la nostra parte convinti che altri facciano lo stesso. Un mondo che si vuole rinnovare inizia con il rinnovamento personale, con la consapevolezza individuale, con l’impegno a guardare oltre sé per vedere solo noi stessi, specchiati negli occhi degli altri, siano essi un bambino strappato dalle macerie che un anziano che la malattia ha reso debole.
09:39
Scritto da : filippodipaola
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04/02/2010
quanto si mangia
Nel mondo non vi è nulla di più sconcertante come il diverso rapporto che le varie popolazioni hanno rispetto alla quantità di cibo necessario per vivere. Vi sono paesi in cui la mortalità per eccesso di alimentazione è pari a quella che in altri stati è la mortalità per carenza della stessa. Vi sono “tabelle” nutrizionali preparate da organismi transnazionali (figli più o meno legittimi dell’ONU e dell’OMS) che affermano come le calorie necessarie alla vita siano oltre al doppio di quelle usate, nella vita reale, da quasi due terzi della popolazione del pianeta (che, a questo punto, non si capisce come possa sopravvivere. Come non si capisce come la realtà non produca nei cervelli autori delle ricerche valutazioni differenti).
Come possa un abitante dell’Africa sud-sahariana vivere con 850 calorie al giorno nonostante non disponga di automobili, apparecchi tecnologici, comodità, nonostante debba faticare nei lavori più duri e gravosi che l’uomo ha conosciuto da tempi preistorici (scavare, lottare, cacciare) rimane un mistero, come lo è il fatto che un Europeo, ingurgitando 2,250 calorie al giorno, vivendo in ambienti riscaldati d’inverno e raffreddati d’estate, che dispone di un pulsante per abbassare il finestrino dell’automobile perché la leva sarebbe troppa fatica, che ha eretto un intero sistema sui pulsanti e le sedie, improvvisamente alle 11,30 senta lo stomaco brontolare e desideri qualcosa per “spezzare l’appetito”?
E perché non affrontare il problema dell’acqua? Ogni animale beve quando ha sete, noi (che, comunque, rimaniamo parte del regno animale, non potendo senz’altro far parte di quello minerale ne’ di quello vegetale, e non esistendo regno differente cui noi possiamo ambire) dobbiamo bere due litri d’acqua al giorno. Meglio qualcosa in più.
In realtà, quasi tutto ciò che mangiamo contiene acqua (frutta, verdura, cereali, legumi, pane) in grande quantità, così che non ci sia davvero bisogno di integrarne ulteriormente, se non quando si suda molto o si mangiano alimenti secchi o stagionati (pizza, affettati). E la quantità di cibo deve essere sempre inferiore a ciò che noi crediamo. O, come si dice in Oriente, Ciò che lasciamo nel piatto è quello che ci da più salute.
Ecco cosa mangia e quanto spendono due famiglie medie alla settimana, in diverse parti del mondo. Per dire le cose onestamente, vi informo che non sono i campioni della categoria, ne’ in eccesso ne’ in difetto. Inoltre, le famiglie hanno dimensioni differenti:
la famiglia tedesca spende 500 dollari
la famiglia del boutan 5
16:51
Scritto da : filippodipaola
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19/01/2010
Avvicinare le persone ai libri
Una delle situazioni che più spesso ci troviamo ad affrontare è quella che contrappone libro e lettore, soprattutto se quest’ultimo è giovane.
La nostra società, lo sappiamo, predilige le manifestazioni creative di rapido utilizzo e facile comprensione: la musica, per esempio, o l’arte visiva (soprattutto televisiva); questo perché entrambe sembrano alla portata di tutti e il nostro gusto, formato o meno che sia, pare sempre sufficientemente preparato per valutare se il soggetto del nostro esame è piacevole o sgradevole, buono o cattivo.
Cantare è un’attività semplice che persino gli stonati possono permettersi, seppur confinandosi dentro box doccia pieni di vapore o nella solitudine del proprio abitacolo durante le lunghe code in tangenziale, soprattutto se la radio fa da sottofondo e orchestra d’accompagnamento. Inoltre, cantare nei posti giusti e in modo gradevole può aprire le porte del successo e della fama, può far andare in televisione e realizzare tutti i sogni. Per il resto, possiamo essere irretiti dagli oggetti che stimolano gli occhi: televisione, videogiochi, telefonini usati come foto e videocamera e siamo già lì che ci divertiamo, che siamo partecipi di un mondo che non scorre solo davanti a noi, ma diviene tigre da cavalcare con coraggio e determinazione.
Leggere, invece, non è un piacere. Si dice, infatti, sin dai primi giorni di scuola, che leggere si deve. Che leggere rende intelligenti, colti, che ci sveglia la mente. Tutte cose un po’ aleatorie, difficilmente quantificabili e qualificabili. Noi, soprattutto noi che non leggiamo ma che vorremmo, noi che ammiriamo coloro che leggono e parlano con proprietà, che si sanno esprimere; noi persone troppo piene di impegni da poter dedicare tempo al libro, vorremmo portare i nostri figli, i nostri nipoti, dentro le biblioteche (non le librerie, perché i libri hanno anche il difetto che costano, tantissimo, troppo; poco importa che un videogioco costi cinque volte tanto, che con la spesa della ricarica di un cellulare ti puoi comprare Cent’anni di Solitudine, Il vecchio e il Mare, il Barone rampante) e spingerli a leggere.
Beh, che ci si creda o no, leggere è un piacere. Il piacere sottile di essere, almeno per un po’, meno se stessi e vivere vite di altri. Come si possono trasmettere tutte quelle emozioni che ci hanno attraverso nelle ore, nei giorni, nelle settimane che abbiamo trascorso con il naso affondato nel Signore degli Anelli? Come raccontare del sobbalzo che ci ha visti sbattere le ciglia più volte quando il Clown Pennywise si rivolge ai ragazzini di It o il gatto di Pet Sematary sbanda sbattendo contro la vasca da bagno? Non c’è modo.
L’unica possibilità che abbiamo è dare a chi si dimostra curioso libri che rapiscano, che abbaglino tanto quanto un effetto speciale di Spielberg, un videoclip dei Metallica, una intro dell’ultima serie di avventure grafiche per consolle. Io parto sempre con Il Profumo, di Suskind, perché non è possibile non perdersi nelle meravigliose descrizioni dell’ambiente di nascita di Grenouille, non è possibile non essere partecipi della drammatica vita di ricerca della zecca degli odori, non è possibile non innamorarsi di queste ragazze acerbe il cui profumo concentrato sconvolge non solo la mente del protagonista, ma di tutta l’umanità.
E un lettore che si è perso in questi piaceri scopre che la vita “reale” è sempre più piccola, e più maneggiabile. In definitiva, fa meno paura.
14:21
Scritto da : filippodipaola
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10/01/2010
Abbondanza e carenza
Difficile parlare di giusta quantità nel consumo quotidiano di cibo quando, entrando in un qualsiasi negozio, e ancora più fortemente quando si varcano i magnificenti cancelli degli ipermercati, dei centri commerciali, delle oasi artificiali dello shopping, si viene investiti dall’abbondanza e varietà di scatolette, confezioni, pacchetti, ceste, bottiglie, banchi frigo ed espositori ricolmi di ogni prelibatezza.
Abbiamo decine e decine di formaggi che hanno scavalcato la regionalità e la nazionalità delle rispettive produzioni ammonticchiati dentro container e tir, godiamo di dozzine di salumi preparati secondo ricette tradizionali, di prodotti pronti che necessitano di pochi istanti nel microonde per essere consumati. I carrelli, con cui sontuosamente attraversiamo i corridoi tra gli scaffali, sono grandi vasche da riempire per poter rifornire frigoriferi a doppia anta come gli armadi, e alla fine con una tesserina di plastica che sposterà i pagamenti al mese successivo ci pare pure di non pagare.
A queste persone, con gli occhi ancora pieni delle meraviglie del consumismo, dovrei spiegare che è il mangiar poco e selezionato, l’attenzione alle etichette, alla preparazione lenta dei cibi, l’autentica ricetta per la salute. Dovrei dir loro che a tutta quella abbondanza dovrebbero girare le spalle e andare nei mercati dove le piccole aziende agricole espongono, su sgangherati banchi di legno, su traballanti pile di cassette di frutta, porri ancora sporchi di terra, cavolfiori chiusi su se stessi per difendersi dal freddo, zucche ammonticchiate per terra a sorreggersi l’un l’altra e pescare da questo ristretto elenco ciò con cui riempire la tavola.
E, nei piatti, al posto di sughi pronti e pesce del Baltico, dovrebbero mettere cereali integrali che sanno tanto di povertà, di antico, chicchi di riso e di miglio conditi semplicemente, minestre di farro o di orzo; dovrebbero preparare un po’ di fagioli in umido, e magari condirci con questi una polenta tagliata con il filo da cucina e portarla poi sulla tavola con un grande tagliere ingombrante.
E che vantaggio se ne avrebbe a preferire quest’ultimo quadro di vago sapore ottocentesco rispetto all’immagine moderna del consumismo di stampo americano? Perché per rinunciare a qualcosa dobbiamo poter avere qualcosa d’altro da opporre, altrimenti la scelta non è tale. Do ut des, la nostra radice latina di saggezza che ci costringe a non guardare in bocca al cavallo donato, a non fare agli altri ciò che non si amerebbe fosse fatto a noi, ecc. ecc.; e così chiederci: dov’è il guadagno?
Nessuno può garantire alcun vantaggio per questa scelta, perché la vita non è solo causa ed effetto ma presenta diverse relazioni multilivello tra ciò che facciamo, l’ambiente che abitiamo, le persone con cui ci relazioniamo, e noi stessi. ma possiamo esser certi che, se molti facessero scelte così impopolari come recuperare il passato ignorando un futuro pericoloso e cieco, l’ambiente si modificherebbe, le persone cambierebbero, la nostra vita sarebbe diversa. L’aria guadagnerebbe un sapore che le abbiamo sottratto, la vita un valore che non riconosciamo, la gente una condotta che ormai esiste solo nella letteratura fantastica.
Quello che guadagneremmo sarebbe sintetizzato in un semplice assioma: più qualità della vita = vita migliore. Ci libereremmo di molte malattie, di molti malumori, di molti dolori. Ci arrabbieremmo meno, dormiremmo meglio, e riprenderemmo ad amare altro che non i soldi. Può sembrare poco solo perché certi valori li abbiamo messi negli scaffali più bassi, e più inaccessibili, della nostra esistenza. E passando rapidi con il carrello non sempre ci accorgiamo di loro.
09:20
Scritto da : filippodipaola
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23/11/2009
Fenomeni meravigliosi del mondo naturale
Tutto questo è talmente bello che non posso non condividerlo. Cliccate sulle immagini per vederle in dimensioni più ragionevoli. Ne vale la pena.
Pietre Rotolanti
Le misteriose pietre in movimento del deserto di fango secco della Death Valley sono state al centro di una controversia scientifica per decenni.
Le rocce pesano fino a centinaia di chili
e si è scoperto che si muovono di centinaia di metri in un colpo solo.
Alcuni scienziato hanno pensato
che una combinazione di forti venti e ghiaccio superficiale sia la causa di questi movimenti.
Ad ogni modo, questa teoria non spiega il fatto per cui rocce differenti che partono una di fianco all’altra si muovono a velocità differente e in direzioni diverse.
Inoltre, I calcoli fisici non supportano completamente questa teoria, siccome solo venti di potenza superiore a centinaia di chilometri l’ora potrebbero muovere queste pietre.
Colonne di Basalto
Quando una sottile corrente lavica si raffredda, si contrae ma si crepa perpendicolarmente al suo flusso direzionale con una rimarchevole regolarità geometrica –in molti casi formando una griglia regolare di notevoli estrusioni esagonali che potrebbero apparire come fatte dall’uomo.
Uno dei più famosi esempi è la Scalinata Gigante sulle coste dell’Irlanda (sopra), nonostante la più grande e più universalmente conosciuta sia la Torre del Diavolo in Wyoming.
Il basalto forma inoltre diverse ma egualmente affascinanti forme quando le eruzioni si espongono all’aria o all’acqua.
Buchi Blu
I Buchi Blu sono improvvise voragini nell’elevazione sottomarina, e prendono il loro nome dall’oscuro e circoscritto tono blu che esibiscono quando sono osservati dall’alto, in relazione alle acque circostanti.
Possono essere profondi decine di metri e nonostante alcuni sommozzatori siano in grado di esplorarli essi sono spesso così poveri di ossigeno che non supportano vita marina, ciò dovuto alla cattiva circolazione d’acqua –lasciandoli desolatamente vuoti.
Alcuni Buchi Blu, comunque, contengono antichi fossili che sono stato scoperti, preservati dalla loro profondità.
Maree Rosse
Le Maree Rosse sono anche conosciute come fioriture di alghe – afflussi improvvisi di grandi quantità di alghe monocellulari colorate che possono rendere un’intera area di un oceano o una spiaggia di un colore rosso sangue.
Mentre alcune di esse possono essere relativamente inoffensive,
altre possono essere dotate di tossine pericolose e possono causare la morte di pesci, uccelli e mammiferi marini.
In alcuni casi, anche gli esseri umani possono essere danneggiati dalle Maree Rosse sebbene non si conoscano esiti fatali di esposizione umana.
Mentre può essere fatale in ampia massa,
il fitoplancton che costituisce la Marea Rossa non è pericoloso in scarsa quantità.
Circoli di Ghiaccio
Nonostante alcuni di questi perfetti circoli di ghiaccio abbiano dato la stura a teorie della cospirazione, gli scienziati sono generalmente d’accordo che sono formati da correnti dell’acqua che fanno ruotare un pezzo di ghiaccio di buone dimensioni in un movimento circolare.
Come risultato di questa rotazione,
altri pezzi di ghiaccio e detriti si posizionano alle estremità di questa rotazione fino a che alla fine si dispongono in un cerchio pressoché perfetto.
Sono stati avvistati circoli di ghiaccio con un diametro di oltre quindici metri e possono essere a volte trovati in gruppi di diverse dimensioni, come mostrato sopra.
Nuvole Mammate
Dando ragione al loro aspetto cupo,
le Nuvole Mammate sono spesso ambasciatrici di tempeste in arrivo o di altri estreme situazioni metereologiche.
Di solito composte principalmente di ghiaccio,
si possono estendere per centinaia di chilometri in ogni direzione e formazioni individuali possono rimanere visibili, fisse, per dieci o quindici minuti alla volta.
Mentre possono apparire presagi
esse sono solo messaggeri
- apparendo vicino, prima o anche dopo cattivo tempo.
Arcobaleni di Fuoco
Un arcobaleno di fuoco ad arco orizzontale capita nella rara confluenza di giusto tempo e giusto luogo tra il sole e determinate nubi.
I cristalli tra le nuvole riflettono la luce nelle varie onde visibili dello spettro ma solo se sono correttamente orientate rispetto al terreno sottostante.
A causa della rarità
che contraddistingue ognuno di questi eventi con gli altri, ci sono solo relativamente poche, rimarchevoli foto di questo fenomeno
Voragini
Le voragini sono una delle meraviglie più spaventose della natura.
Nel tempo, l’acqua erode il suolo sotto la superficie del pianeta fino a che, in alcuni casi abbastanza improvvisamente, il terreno soprastante trova il vuoto e collassa.
Molte voragini hanno origine naturale mentre altre sono il risultato di interventi umani.
Eliminare acqua sotterranea può aprire cavità mentre tubi rotti possono erodere sedimenti sotterranei altrimenti stabili.
Voragini urbane, fino a decine di metri di profondità, hanno formato e consumato parti di isolati cittadini, marciapiedi e persino interi edifici.
Penitenti
Nominati in onore dei monaci del Messico del Sud (sopra in basso a destra),
i Penitenti sono bizzarre lame di ghiaccio, formate dalla natura, che si ergono con un angolo tagliente verso il sole.
Trovati raramente se non in alta quota,
possono crescere più alti di un uomo e concentrati in vasti terreni.
Quando il giacchio si scioglie in determinate schemi,
'le valli' formate dallo scioglimento iniziale lasciano 'montagne' sulla loro onda.
Stranamente, queste formazioni infine rallentano il processo di scioglimento, siccome le creste sviluppano onde sulla superficie più profonda sottostante e permettono ai venti di soffiare sopra le cime, raffreddandole.
Nuvole Lenticolari
Mai pensato alla verità dietro gli UFO?
Evitate dai piloti tradizionali ma amate dagli aliantisti, le Nubi Lenticolari sono masse di nuvole con una forte spinta ascensionale interna che può portare aerei senza motore alle più alte quote.
La loro forma è spesso confusa con quella di un misterioso oggetto volante o una copertura artificiale per quest’ultimo.
Generalmente, le Nuvole Lenticolari sono formati da veloci venti verticali che si muovono attorno a un grande oggetto terrestre come una montagna.
Pilastri di Luce
I Pilastri di Luce appaiono come soprannaturali colonne luminose verticali puntate verso il cielo, raggi scagliati nell’aria soprastante senza una fonte apparente.
Sono visibili quando la luce si riflette appena sui cristalli sia dal sole (come nelle due immagini superiori sopra) o da sorgenti artificiali sul terreno come luci della strada o stazionarie.
A dispetto del loro aspetto di colonne di luce semi-solide, l’effetto è interamente creato dal nostro punto di vista relativo.
Sundogs
Come I Pilastri di Luce, I Sundogs sono il prodotto di luce che attraversa cristalli.
La particolare forma e orientamento dei cristalli può avere un drastico effetto visivo per l’osservatore, producendo una coda più lunga e modificando lo spettro dei colori che uno osserva.
L’altezza relativa del sole nel cielo può modificare la distanza in cui i Sundogs appaiono, fino a sembrare su entrambi I lati del sole.
Con la variazione climatica su altri pianeti del nostro sistema solare si producono riflessi fino a Quattro Sundogs dalla prospettiva di questi pianeti.
I Sundogs sono stati esaminati e discussi varie volte nel corso delle epoche e registrazioni scritte descrivono I vari attributi del nostro sole fin dai tempi degli Egizi e dei Greci.
Vortici di Fuoco
I Vortici di Fuoco (conosciuti anche come Fuochi del Diavolo o Tornado) appaiono nel o attorno ad incendi in atto quando sono presenti le giuste combinazioni climatiche.
I Vortici di Fuoco possono aver origine da altri eventi naturali come terremoti e tempeste con lampi e possono essere incredibilmente distruttivi, in alcuni casi ruotando ben al di fuori del fuoco stesso per causare devastazione e morte in un raggio neanche raggiunto dal cuore delle fiamme.
I Vortici di Fuoco sono stati riscontrati come aventi fino a un chilometro e mezzo di altezza, con velocità del vento oltre I centocinquanta chilometri l’ora e durare per 20 o più minuti.
Luna Arancione
Quest’ultimo fenomeno è qualcosa che molta gente ha già visto in precedenza –una bellissima Luna arancione che si erge bassa nel cielo.
Ma cosa causa questo fenomeno? –e, per inciso, la Luna ha un colore suo proprio?
Quando la Luna appare bassa sull’orizzonte,
I raggi di luce che rimbalzano su di essa devono attraversare una grande porzione della nostra atmosfera che lentamente ne elimina tutta l’iride tranne il giallo, l’arancio e il rosso.
L’immagine inferiore è veritiera per quello che riguarda la sfumatura della Luna ma ha colori accentuati per mostrare più chiaramente le differenze in gradazioni che illustrano la topografia e la mineralogia che ci racconta la storia della superficie lunare.
Osservando I colori in combinazione con i crateri uno può iniziare a tracciare la storia degli impatti e il conseguente movimento di materiale sulla faccia della nostra misteriosa Luna.
11:59
Scritto da : filippodipaola
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12/10/2009
Querelle Berlusconi-Bindi
L’uscita infelice e discriminatoria di Berlusconi a danno di Rosy Bindi ha scatenato un vespaio. Essendo la trasmissione Porta a Porta mi sarei sorpreso del contrario. La frase la conoscono tutti (“Lei è più bella che intelligente”) così come la reazione, a dire la verità abbastanza modesta, della signora sotto accusa. A me ha fatto venire in mente una scena di Cyrano de Bergerac quando, importunato da un villano che lo apostrofa sul suo “bel nasone” lui, arguto, risponde che con un naso come il suo come bersaglio, limitarsi a dire “bel nasone” era veramente uno sfoggio di insipienza. Sfidato, Cyrano si diverte a trovare venti migliori affermazioni sul nasone. Così, stimolato da amici, mi sono chiesto se si potessero trovare 20 risposte migliori a “Lei è più bella che intelligente” di quella fornita da Rosy Bindi. Ecco il mio tentativo. Sentitevi liberi di aggiungerne altre…
Fanciullesco:
Capisco che prima il Lodo Mondadori poi il Lodo Alfano l’abbiano fatta arrabbiare, Presidente. Perché non si rallegra misurandosi con Brunetta?
Fiabesco:
Per quante ragazze lei paghi per baciarla, non diventerà mai un Principe.
Altometrico:
Non sarà mai alla mia altezza. Neanche con i tacchi.
Gaffe involontaria?:
Da ragazza ero una bomba sexy. Le avrei fatto perdere i capelli. Ah, già. Scusi.
Letterario:
Lei è l’unico caso al mondo di sdoppiamento di personalità Mr. Hide-Brontolo.
Lapalissiano:
La sua ira serve a dimostrare che il Lodo Alfano NON ERA una legge ad personam?
Umoristico globale:
Lei è proprio divertente. È per questo che tutto il mondo ci ride dietro.
Autoironico:
Dice davvero? Non credevo di essere così gnocca.
Fumettistico:
Pensi che se non avesse la fronte così alta, sarebbe della stessa statura di un puffo.
Olimpico:
Per quanto si abbassi il livello della discussione politica, lei riesce sempre a starci sotto.
Orgoglioso:
Visto a chi rivolge i suoi apprezzamenti di solito, considero un onore essere offesa da lei.
Principesco:
Totò diceva che signori si nasce e ricchi si diventa. Il principe De Curtis aveva ragione.
Infantile:
Specchio riflesso! Specchio riflesso!
Festoso romanesco:
‘A tappo de champagne, la pianti de fa’ bolle?
Umoristico personale:
Se era così divertente sulle navi da crociera, capisco perché abbia cambiato mestiere.
Civettuolo:
Ah, galantuomo, lei sa proprio come conquistare le donne. E poi c’è in giro qualcuno che dice che è costretto a pagarle.
Modaiolo:
Vuoi dire che non posso più chiamarti Papi?
Tricologico:
All’oasi del parrucchino avevano finito quelli di lusso?
Fallico:
Lei è grande solo in due cose: l’arroganza e il portafoglio.
Diffamatorio:
Lei è più alto che onesto.
09:03
Scritto da : filippodipaola
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07/10/2009
Privilegi
Guardate cosa accomuna tanti fatti che riempiono le pagine dei nostri giornali e occupano gli spazi televisivi dei tg: dal Lodo Mondadori e Alfano per le vicende Berlusconi, allo Scudo Fiscale, all’arresto Polanski: i privilegi.
Gli uomini e le donne di questo pianeta ormai si dividono in queste due grandi categorie, chi dispone di privilegi e chi no. Una volta c’erano i ricchi e i poveri, o i nobili e la plebe. Da sempre, gli uomini e le donne, i giovani e i vecchi. Ora tutto si risolve a chi gode di privilegi e ne vorrebbe ancora di più e chi mendica per avere quelli garantiti dai fogli che costituiscono l’ossatura di carta delle democrazie sparpagliate nel mondo.
Polanski, tanto per partire dall’ultimo, vorrebbe che il suo status di artista lo preservi dal giudizio di un tribunale. Spesso in questi giorni è stato chiesto il mio parere in merito, probabilmente perché come scrittore potrei essere additato quale artista, e quindi dovrei dire e scrivere parole in difesa di un mio collega, seppur notevolmente più illustre, di un creativo che, come il sottoscritto, conosce la tensione dell’arte e percepisce il confine tra la morale e il desiderio più illusoriamente che non altri (perché la creazione è sempre un gesto di rottura, come una rivoluzione, ma dell’anima). Si dice che il fatto è avvenuto trenta anni fa, che non è stato arrestato prima quindi perché farlo ora? E che la vittima ha perdonato.
Lo Scudo Fiscale permetterà ai ricchi di riportare a casa i capitali che avevano nascosto all’estero, e la multa comminata loro per questa disgraziata pratica permetterà di assestare bilanci sempre traballanti, di ricostruire case, di arginare fiumi, di passare un Natale ricco di doni sotto l’albero, a festeggiare l’inizio della fine della crisi economica mondiale.
Berlusconi, che identifica il bene dello Stato con il suo bene personale, vorrebbe che il mandato concesso dagli elettori sia uno scudo contro cui ripararsi da tutti gli attacchi, mediatici e giuridici (con la forza che il nonno di Bossi, Barbarossa, mette in mostra nel recente film-propaganda) e afferma, sorriso sulle labbra, che non ha niente da temere purchè le leggi non consentano che lui debba temere qualcosa.
Privilegi, appunto. E questi privilegi sono tutti ingiustificati, come è ingiustificato proteggere uno stupratore, un evasore, un corruttore. Perché lo stupratore ha drogato una bambina di 13 anni per poterle fare ogni sconcezza, e che la legge deve perseguire anche un uomo così avanti negli anni, perché si vuole difendere altre vittime possibili, evitare altri reati; e l’evasore non dovrebbe pagare meno di quello che avrebbe pagato se quei capitali fossero rimasti in Italia, ma la ragione vera per portarli a casa è che le banche straniere traballano e i ricchi non dormono sonni tranquilli dal crack Lehmann così se li vogliono tenere vicini, i miliardi, e d’accordo con i potenti vogliono pagare poco il trasporto; e per ultimo il nostro Presidente del Consiglio che vanta il successo elettorale come un nulla osta per ogni depravazione, dimenticandosi che il voto serve a governare lo stato per il bene dei cittadini, non a usare i cittadini per prendere possesso dello stato. I ministri sono servi del popolo, non il contrario.
E che ai servi siano concessi privilegi, mi pare ironico.
12:36
Scritto da : filippodipaola
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